• Lunedì 12 agosto 2018 - dalle ore 7.30

        Per i matinè di Occit’amo

        Rifugio Fauniera – itinerario ad anello

 

LHI DESTARTAVELÀ

 

Occit’amo, dopo la bellissima esperienza del concerto più alto d’Europa con una ghironda sul Monviso, ritorna in rifugio, in un luogo che guarda ad un crocevia di tre Valli. Rocca la Meja, colle della Bandia, Colle Valcavera: tre vallate occitane si incontrano in un pianoro dalla vista mozzafiato.

Appoggiandosi a rifugi alpini, il Festival Occit’amo farà suonare all’alba ghironda e cornamusa e, prima della colazione, porterà appassionati del trekking a spasso su antiche vie di trovatori, commercianti e contrabbandieri.

Partenza dal Rifugio Fauniera, quindi casermette Bandia, da dove si percorrerà un tratto di strada asfaltata fino al Colle Valcavera, da dove un sentiero sterrato di circa 1 Km porterà al palco naturale che guarda le montagne. Passioni a confronto: il trekking e la musica, la bellezza del paesaggio e la curiosità verso un evento insolito. Un’esperienza unica.

 

 Si chiamano Lhi Destartavelà, gli “scavezza collo”. Amano farsi trasportare dalla musica e non pensare ad altro! Lhi Destartavelà sono nati "ufficialmente" nel luglio 2008. Si sono conosciuti frequentando le lezioni ed i saggi organizzati da Sergio Berardo, Simonetta Baudino e Simone Lombardo. In comune hanno la voglia e il piacere di suonare la musica tradizionale occitana. 

Suonano musica tradizionale occitana con qualche inserzione personale (alcuni pezzi sono di loro composizione) e usano gli strumenti della tradizione - organetto diatonico, ghironda, flauti, galobet, piva, cornamusa - miscelati con strumenti "moderni" come il basso elettrico e il cajon. 

 

  • 13 e 14 agosto 

         Ex Centrale Gallina 

         STAGE

 

A cura di Sergio Berardo 

 

Due giorni dedicati a ghironda, organetto, cornamusa e danza, due giorni per fare e insegnare musica a grandi e piccoli, tutto in modo gratuito. Così Sergio Berardo, leader dei Lou Dalfin, ha immaginato di chiudere la lunga kermesse estiva, andando oltre la proposta di formazione musicale, offrendo partecipazione e condivisione a suon di note. 

 

E il premio finale? Partecipare a un momento di musica nel grande concerto finale di San Magno.

 

Nei due giorni a cura di Espaci Occitan momenti di incontro e lezioni di storia e cultura locale. 

 

  • Martedì 13 agosto – ore 21.30 

         Montemale

 

ROBY AVENA GROP

 

Roberto Avena, nato il 22 settembre del 1994, ha sempre vissuto in una famiglia di musicisti, di cui faceva parte anche Beppe del duo “Beppe e Severin” suonatori di courente et balet in Val Vermenanha. Papà Dario per puro caso abbraccia il sax abbandonato da suo fratello e successivamente il clarinetto. Inizia un percorso per poi arrivare a formare Dario & Manuel.  

Roberto dall’età di 8 anni inizia ad entrare in questo mondo con profonda ammirazione per suo padre e il suo compare tanto che al primo festin del paese suo padre lo invita a suonare il flauto dolce. La fisarmonica però non gli interessa, la categorizza come strumento da liscio, non sapendo quanto sarebbe diventato il suo punto di forza. 

Nel tempo arriva a Lou Dalfin e Gran Bal Dub. La passione per la fisarmonica si trasforma così progressivamente in professione a tutti gli effetti, anche con l'inizio dell'insegnamento dello strumento presso Vernante e Caraglio, con l'opportunità per gli allievi di suonare nella "Grande Orchestra Occitana", fondata e diretta da Sergio Berardo, dove anche Roberto ha iniziato a "farsi le ossa". 

Nel frattempo il progetto Dario & Manuel big band si è trasformato in "Roby Avena Group", e infine nei "Sonadors", con l'abbandono e l'arrivo di alcuni componenti.

 Roberto decide di avvicinarsi ad una nuova cultura dell'Est Europa, aderendo così al gruppo "Baklava Klezmer Soul", insieme a Isacco Basilotta, Nicolò Cavallo, Michela Giordano e Lorenzo Armando. 

 

  • Mercoledì 14 agosto 2019 – ore 21.30 

          Pradleves – Madonna degli Angeli

 

MAXENCE CAMELIN + BATACLAN 

 

Maxence Camelin, Max, Petit Max, Maxounet, Papounet, Francisse Cabrette, Michel Saindoux, Georges Michel, Pépé Roni… ma chi è veramente? 

Avendo vissuto in Egitto i primi cinque anni della sua vita, i timbri degli mizmars (oboi egiziani) e degli arghuls (cornamuse primitive senza sacca) dei musicisti del Nilo gli hanno lasciato un imprinting sonoro indelebile, risvegliato più tardi dalle cornamuse e oboi popolari. 

Ci furono anche una cassetta di Fela Kuti, ascoltata a loop, e più tardi, verso l'età di 12 anni, John Coltrane, che furono una rivelazione. Il sax ha allora preso il sopravvento, lasciando il pianoforte che lo aveva accompagnato fino a quel momento. 

Un percorso artistico molto diversificato: jazz, balkan, funk, rock alternativo, progressive, canzone francese, hip hop, colonne sonore, musica mandinga, musica medievale e rinascimentale, musiche tradizionali dell'Occitania, del centro Francia, dell'Alsazia, della Bretagna, della Spagna, dell'Italia, Bulgaria, Svezia, Grecia. Vive di musica dal 2009 e si è specializzato nelle cornamuse e oboi popolari occitani che insegna al Centre Occitan des Musiques et Danses Traditionnelles di Toulouse.

 

Bataclan è il nome della fanfara di cornamuse fondata e diretta dal maestro Dino Tron. 

 

  • Giovedì 15 agosto 

          dalle ore 9.30 – Ferragosto Occitano

 

          ore 16.00

         Castelmagno

 

LOU DALFIN

 

Come gli antichi “trovatori” erano soliti esibirsi facendo da ambasciatori delle prime culture europee, i Lou Dalfin cantano nella tradizionale lingua “d’Oc” e portano la cultura occitana in giro per il mondo. I Lou Dalfin sono più che un semplice gruppo musicale nella parte Occitana del Piemonte: la band di Sergio Berardo è diventato un fenomeno di costume che ha reso la musica occitana contemporanea, facendola uscire dai ristretti circoli di appassionati perché divenisse fenomeno di massa. All’esterno dell’area occitana Lou Dalfin è stato un anello di congiunzione tra realtà diverse: la pianura piemontese e l’Italia da una parte, le vallate e l’area transalpina dall’altra. Con Lou Dalfin le valli d’Oc non sono più l’estremo lembo di una cultura asettica ma hanno riacquistato la loro funzione storica tradizionale: l’essere ponte.